Il Gatto di Lambrate
per Lavinia
conosciuta senza che lei ci fosse
Camminava lungo la ferrovia annusando fili d’erba impiastricciati dell’urina lasciata dal treno. Non gli piaceva l’urina. Neanche da annusare. Era un gatto europeo e non gli piaceva il fetore di urina che percorreva le rotaie tra Lambrate e Rogoredo.
Cose da non credere: si era ritrovato lanciato giù da un vagone perchè il controllore non facesse pagare alla padroncina magnificamente punk il supplemento animali. (Gatto + Intercity – Gatto) lasciava, con poche possibilità di errore, soltanto Intercity. Cioè, un notevole risparmio. Cose strane. Non capiva: “Cazzo figa, stamattina mi portano a fare le fottute punture per la tua salute. E già, volemossebbene. E poi, dio corridore scalzo nella valle dei chiodi, mi lanciano da un treno in corsa. E adesso mi tocca pure annusare le urine dolciastre di un diabetico impaziente”.
Bastardi fottuti era un epiteto che si poteva intuire se gli aveste guardato negli occhi per almeno sei minuti. Odiava essere guardato. E oltre i 5 minuti impazziva.
Ma era giovane, in forma e incazzato: arrivò a Lambrate che era ormai notte. La mattina seguente si svegliò con il cipiglio di chi pensa “ma succhiatemi il cazzo, pendolari di merda” e con un balzo nemmeno troppo olimpionico uscì fuori dal baracchino verde dei Metrò gratuiti. Non era bene educato, il Nostro, e se ne andava in giro nei paraggi dando titoli alle persone, del tipo “benedetinu castrato da lu dentiero” oppure “vè, zoccula appurcata” (gli piaceva molto dare una inflessione meridionale, la mattina).
L’aveva rovinato la televisione. Diciamocelo.
Fu proprio quella zoccula appurcata, di professione moglie di metronotte, che prese per mano il marito LaPanteraNera e pensò bene di raccattare anche il Nostro, lasciatosi nel trascinamento con la stessa renitenza di un liceale quando sente dire dalla fidanzata: “Posso farti un pompino?”. Il Nostro aveva fame e, in fondo, vivere nella casa di un metronotte gli trasmetteva una discreta sicurezza per l’avvenire.
Se gli aveste guardato gli occhi anche solo per cinque minuti e mezzo, avreste letto bastardi fottuti, datemi da mangiare.
Arrivato a casa fu nutrito dalla moglie del metronotte, il quale dormiva sonni pleistocenici sognando i R.E.M. che cantavano ninnananne. Non era poi così sicura quella casa, a ripensarci.
Nel primo pomeriggio fu portato da un veterinario. Riuscì appena a dire ahò che già la siringa penetrava il suo pelo come un ago di pino si accuccia tra altri aghi marroni. Subito dopo, mentre la moglie del metronotte lo immobilizzava sul davanti, fissandolo negli occhi, il dottore dei gatti sentenziò che il Nostro non-aveva-la-febbre. Che-era-sa-no.
In quella occasione, coincidente con un flop da Veuve Cliquot, stabilì il suo personalissimo record di quattro minuti e mezzo senza vento a favore. Sempre in quella occasione, aggiunse anche un luridi gratuito come Metrò. Ma proprio molto molto luridi, voleva intendere.
Più o meno così: bastardi fottutiluridi
La moglie del metronotte non fece in tempo a caricarlo in macchina che già la coda del Nostro, avesse avuto una bandierina in cima, poteva apparire come un piccolo mezzo degli autoscontri che si faceva spazio tra le gambe e le ventiquattrore. Mai più zoccule appurcate, pensava. Mai più metronotte. Fottetevi.
Si incamminò verso Monza.
Poi, decise che era meglio tirare su Sesto.
Finì a Caronno Pertusella. A Paderno Dugnano. Sbagliò uscita pur senza sapere dove stesse andando e furono altri veterinari&figli che lo accudirono acuminati. Ancora lungo tutte le uscite della Milano Meda: pareva uno spettacolo itinerante di grande successo. Quasi un tour della Brianza che non se ne vedevano da quando Drupi decise che era meglio fare l’ idraulico a San Martino Siccomario.
Arrivò alla cifra del tutto commovente di 28 vaccinazioni, 16 pasti e 38 secondi di autonomia prima di bestemmiare il santo padre. Ma la febbre andava aumentando e non si sentiva poi così bene.
Nessuno l’aveva ancora carezzato, vi racconta la terza persona onniscente.
Si chiedeva se avesse un senso tutto ciò? Aveva un senso? Lo aveva?
Lo trovò acquattato sotto alla panchina di un giardinetto pubblico, di quelli dalle parti di Origgio, di quelli con scritto all'entrata “Giardinetto", la coda smilza come un filo di fieno, una ricca signora. Moglie di un ricco industriale del ricco varesotto che aveva alle sue dipendenze un esercito di metronotte. Il Nostro si stava già concedendo come una marchetta dell'Ortofrutticolo a qualche commercialista&figlio, quando... no! andò diversamente questa volta! La signora lo prese con sè, scaldandolo del proprio alito mentolato. Al Nostro, l’alito mentolato faceva lacrimare gli occhi, e sembrava quasi che piangesse. Li chiuse.
Si svegliò il giorno successivo in una clinica svizzera per gatti, a sentir dal ticchettìo delle pendole. Guardandosi attorno, non capiva cosa fosse successo; non sentiva di stare peggio, nè meglio (e ciò, nonostante avesse la televisione in camera e un pacchetto di M&M colorate nella ciotola).
Poi si rese conto.
L’avevano vaccinato di nuovo.
E gli avevano tagliato le palle.
gruppoH5N1 - Pavia